Concorrenza sleale: problemi in vista per Google Shopping

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Che lo strapotere di Google sia da tempo entrato in rotta di collisione con varie legislazioni (soprattutto europee) ormai non è un mistero. Tuttavia a Mountain View gli affari legali sono destinati a moltiplicarsi. Questa volta a causa di un’idea nata da Hausfeld, uno studio legale internazionale e da un’organizzazione di pratiche legali pubbliche che già rappresenta molti ricorrenti contro Google.

Si chiama Grip (Google Redress & Integrity Platform) e sul noto motore di ricerca non è indicizzata benissimo, ma la neonata piattaforma online è destinata certamente a far sentire la propria voce nei prossimi mesi. Attraverso i professionisti di Grip (tra cui l’italiana Serena Azzi) sarà infatti possibile per qualsiasi azienda far valere le proprie ragioni nei confronti del colosso americano. Infatti, dopo le scottanti questioni relative a privacy e tasse, lo scorso Aprile l’Antitrust UE ha accusato formalmente Google di abuso di posizione dominante per il noto servizio Google Shopping. Molto semplicemente cercando qualsiasi prodotto sulla piattaforma di shopping online vengono mostrati in prima istanza i link sponsorizzati, come del resto recita la nota in alto a destra nella pagina: “I link dei commercianti sono sponsorizzati – Google riceve un compenso da questi commercianti. Il pagamento è uno dei diversi fattori presi in considerazione per il posizionamento dei risultati”. Tutto ciò ovviamente avvantaggia Big G che teoricamente rischierebbe multe molto pesanti (fino al 10% del fatturato).

Quello che ovviamente rischia di impattare altrettanto pesantemente i piani dell’Azienda californiana è il prevedibile fuoco incrociato che si prepara da Grid, pronta a rappresentare le istanze di cittadini, piccole, medie e grandi aziende dell’E-commerce europeo. Intanto nel blog europeo di Google Kent Walker ribadisce che l’intento dell’azienda è quello di favorire la qualità migliorando la scelta per l’utente in base a parametri oggettivi col risultato di moltiplicare click favorendo il business, ma potrebbe passare pochissimo tempo prima che le corti europee siano invase da richieste di risarcimento in attesa delle prossime mosse dell’attiva Antitrust EU intenta a setacciare i servizi di Google sempre più in profondità.

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