Reuters: Nokia a rischio default entro il 2012?

Nokia Headquarters

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Nonostante i risultati incoraggianti che Nokia sta ottenendo negli Stati Uniti e in Cina, dove la partnership con Microsoft comincia a dare i propri frutti, c’è il pericolo, per la casa finlandese, di un default entro la fine del 2012. Non è fantascienza ma è ciò che risulta da un’analisi pubblicata da Reuters, che ha interrogato sulla questione una trentina di broker e banchieri, i quali hanno passato al setaccio la situazione patrimoniale della società di Espoo.

Le riserve di cassa di Nokia, pari a circa 4,9 miliardi di Euro (nel 2007 erano 10 miliardi), potrebbero essere del tutto compromesse nell’arco dei prossimi tre trimestri, quando la potenziale perdita di ulteriore 2 miliardi di Euro si sommerebbe al rosso di 2,1 miliardi accumulato nell’arco delle ultime cinque trimestrali. Ciò significa che Nokia, nel giro di 12 mesi, potrebbe ritrovarsi con le casse vuote ed essere costretta ad una fusione o alla vendita, soprattutto se le agenzie di rating dovessero confermare l’outlook negativo ancora al ribasso.

Se ciò non bastasse, a rendere più complicata la situazione c’è lo spettro del debito obbligazionario da rifondere agli investitori: 1,25 miliardi di Euro in scadenza nel 2014 e ulteriori 500 milioni da rimborsare entro il 2019.
Il management della società ha ben chiara la situazione e, confermando la fase cruciale che sta attraversando Nokia, ribadisce la ricetta per uscire dalla crisi: la riduzione dei costi, il miglioramento del cash flow e il mantenimento di una solida posizione finanziaria.

Due le correnti di pensiero sul futuro di Nokia: i più pessimisti ritengono che il raggiungimento degli obiettivi sia proibitivo, alla luce del tempo trascorso tra l’annuncio della partnership con Microsoft e l’effettiva disponibilità sul mercato dei device Lumia; d’altro canto c’è chi fa affidamento sulle capacità di Nokia di trarsi d’impaccio, magari, come pensa qualcuno, con ulteriori interventi (finanziari) da parte di Microsoft.

Nokia, del resto, avrebbe assets in grado di far gola a molti acquirenti, a cominciare da Navteq e dalla partecipazione in Nokia Siemens. Più complesso il discorso relativo alla proprietà intellettuale di diversi brevetti: la stessa Microsoft spinge perché Nokia non si privi dei suoi gioielli, in virtù del fatto che questi potrebbero finire nelle mani di Google, il principale concorrente dell’azienda di Redmond. Nel frattempo, Nokia ha ceduto la propria sede americana di New York per 12 milioni di Dollari, dopo averne sborsati 30 solo sei anni fa, ed è in trattative per cedere la controllata Vertu, produttrice di telefoni cellulari di lusso.

La situazione è estremamente fluida, e le variabili in gioco tante e tali da poterci aspettare di tutto. Al centro c’è Stephen Elop, il CEO che, a detta di John Strand, analista danese della Strand Consult, “non è stato assunto come capo di una piattaforma in fiamme: ha messo la piattaforma in fiamme”.

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